comunicare, nani, ballerine e pornostar
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Anche se defraudato della propria essenza il Progetto resta, e la Ghiaia continua ad ammassarsi, producendo quel suono acciottolante che tanto piace.

Nome: Caccatus dei naturoni - Il Caccatus è simbolo olistico racchiudente la totalità delle fasi frudiane dello sviluppo della personalità umana
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ma non dite che non vi avevamo avvertiti
Il guaio è quando il postino viene fuori all'ultimo momento
e tu non sei più in tempo a tornare indietro.
Ormai sei lì...
Che fai?
Lo ami!
Bellissima poesia introspettiva da me beceramente copiata da un commento di Cromo75 sul sempre seducente blog di Ninna.
Cavolo oggi sì che è una festa che spacca. Per tutti gli atei senzaddio che passano di qui e non lo saperessero oggi è mercoledì delle ceneri, che è sempre stata la mia festa preferita. Altro che quelle feste dove ci si diverte e si deve essere per forza allegri altrimenti gli altri vengono lì e ti dicono "Ma che hai? Su dai che è Carnevale! Divertititi per una volta!" Oppure: "Ma dai che è Capodanno, se non festeggi oggi allora quando festeggi?" Nono le ceneri spaccano prchè è l'unica festa in cui bisogna essere tristi... Ma ci pensate che figata? Una festa della tristezza, in cui sei vuoi puoi anche piangere e cospargerti il capo di cenere e nessuno verrà mai a romperti le palle. La mia festa preferita cacchio e oggi la vivo proprio con l'umore adatto!
Buon mercoledì delle ceneri a tutti!
Zio Saiola era un burbero ragazzo dall'inaudita forza. Non era molto alto, ma in compenso ad 11 anni era cresciuto tutto insieme, sia in lerghezza che in altezza. Quindi praticamente verso i 14/15 anni aveva già le caratteristiche di un 25enne, con tanto di barba, muscolatura etc etc (non scendiamo nei particolari macabri...). Con Zio Saiola ci divertivamo un mondo a fare un mucchio di giochi che con gli altri ragazzi non si potevano fare, tipo rovesciare le 500 (nel senso delle macchine), sollevare i motorini degli amici, con tanto di catena, e nasconderli a centinaia di metri di distanza, organizzare partite di rugby lui contro tutti e cose così. Ma Zio saiola era anche un bonaccione, un tenero cuore di panna che dimostrò tutta la sua fragilità quella volta che incontrò Siggai. Eravamo al piazzale a giocare, come al solito, al "tiro al lampione" gioco di cui forse un giorno parlerò, quando fummo circondati da un drappello rombante di booster decorati da vistose buste di plasica. Il comandante di quel manipolo, Siggai appunto, scaraventò il suo booster per terrra e si proiettò con slancio verso Zio Saiola:
"Ao guarda che t'ho visto l'altro ggiorno che te stavi a cioccà 'a ragazza mia ar parco!!" Poi, senza aspettare nemmeno una risposta, in un lampo partì una testata, poi una pizza in faccia e un cazzotto nello stomaco. Zio Saiola rimase a terra ferito nello spirito e nel corpo. Prima di andar via Siggai ci apostrofò un'ultima volta con un laconico "Guarda stronzo che io nun sò mica Siggai!" e poi scappò smarmittando seguito da suo codazzo sguaiato.
Era ovvio che in realtà lui era proprio Siggai e che quell'ultimo avvertimento ce lo aveva lanciato per depistarci. Così da quel giorno per noi lui fu solo Siggai e come tale continuammo a deriderlo per il resto dei nostri giorni... Per non parlare di quanto continuammo a deridere il povero Zio Saiola... Poveretto!!!
"Amore, come mi sta questo tanga?"
"Benissimo amore, sembri una ballerina brasiliana!!!"
"Davvero? Dai giuralo sulla macchina nuova!!!"
"Sembri un lottatore di sumo..."
Buon 14 febbraio a tutti!!!
Ci sono persone che con il loro dire sempre mi stimolano a riflessioni. Una di queste persone è astrosio, che ho conosciuto attraverso il blog e sul cui blog oggi ho cazzeggiato tutto il die, tanto che ora sono le 20.23 e sto ancora in ufficio... Vabbè tanto una vita privata non cell'ho che cacchio mi frega!!! Astrosio è ormai uno che, pur non avendolo mai visto di persona, mi sento di poter dire di considerare un amico. Non lo stimo, intendiamoci, e il suo blog fa schifo, ma è vero il contrario. Purtuttavia Astrosio, mi ha passato la catena dei 5 incipit di libro più belli e io l'ho accettata mio malgrado perchè sennò mi succedeva come a Margareth Kozlosky, che non ci credeva a questa catena e il babbo è entrato in camera sua indossando una maschera da hokey e voleva ucciderla (a Margareth non alla maschera da Hokey). Vabbè bando alle ciancie eccovi i cinque incipit per me più significativi (ma sicuramente me ne sono perso qualuno).
1 - "Chiametmi Ismaele." (Moby Dick - H. Melville)
2 - "Una delle poche cose, anzi forse la sola ch'io sapessi di certo era questa: che mi chiamavo Mattia Pascal. E me ne approfittavo. Ogni volta che qualche mio amico dimostrava d'aver perduto il senno fino al punto di venire da me a chiedermi un consiglio, mi stringevo nelle spalle, socchiudevo gli occhi e gli rispondevo: <<Mi chiamo Mattia Pascal!>> <<Grazie, questo lo so!>> <<E ti par poco?>>" (Il Fu Mattia Pascal - L. Pirandello)
3 - "Nel XVIII secolo visse in Francia un uomo, tra le figure più geniali e scellerate di quell'epoca, non povera di geniali e scellerate figure." (Il Profumo - P.Suskind)
4 - "Olio su tela. San Giorgio ammazza il drago, ma è arrivato tardi. E una donna si affaccia come se stesse alla finestra. Si affaccia alla tela e urla." (Il Grafogrifo - R. Falcinelli, M. Poggi)
5 - "Se davvero avete voglia di sentire questa storia, magari vorrete sapere prima di tutto dove sono nato e com'é stata la mia infanzia schifa e che cosa facevano i miei genitori e compagnia bella prima che arrivassi io, e tutte quelle baggianate alla David Copperfield, ma a me non mi va proprio di parlarne" (Il Giovane Holden - J.D. Salinger)
6 - "Quando mia moglie mi lasciò indossai il suo cappello!" (cavolo questo incipit così bello non l'hanno acora scritto. Vabbè vorrà dire che mi ci metterò io a scriverlo e poi qualcuno lo pubblicherà quando riceverà la catena).
Ok ora devo passare il testimone. Solo che:
Lo passerei a Fodor, ma quello c'ha altre cose da fare e poi scrive solo dialoghi!
Lo passerei a Menzogna, ma quella sicuramente glie lo ha passato gente più altolocata di me!
Lo passerei a Siviglia, ma quello c'ha il jet leg e poi è triste perchè legge solo libri in Australiano che hanno incipit terrificanti!
Lo passerei a Diablera, ma quella è innamorata e non si sa mai se c'è o non c'è!
E infine lo passerei a Pillow, ma c'ha il cagotto e la febbre!
Era un afoso sabato di fine luglio prima delle vacanze. Per non fare proprio del tutto la figura del sottone puntualizzai che subito dopo pranzo sarei scappato col mio zippetto. Il buon Mario o Marco accettò bestemmiando la mia profferta d'aiuto per altro, appresi dopo, a titolo completamente gratuito, e mi istruì nell'antica arte del montaggio dello zoccoletto. Buttata la mattinata in un'attività pessimamente svolta (i cui frutti credo siano ancora verificabili dai visitatori del fantomatico palazzo dell'IBM al Torrino) salutai e mi allontanai tra gli insulti alla mia mamma che Mario o Marco continuava a lanciarmi dal settimo piano, sotto un cielo che, nel frattempo si era fatto minacciosamente scuro. Incurante nel mio abbigliamento da apprendista infissarolo, che conisteva in una camiciola hawaiana senza due bottoni e in un paio di pantaloni bragaloni, sfrecciavo con il mio zippetto per le strade ignote di una periferia agli antipodi del mio mondo, tanto che dopo pochi istanti realizzai di essermi già definitivamente perso. Di lì a poco, mentre mi aggiravo ansioso e circospetto per il parco dell'Appia antica, cominciò il finimondo. Un diluvio estivo di quelli terribili. Secchiate e secchiata d'acqua sparate di lato da un vento ghiaccio bastardo. Completamente zuppotrovai riparo presso un porchettaro insieme ad un manipolo di viados che, vedendomi lì piccolo tenero e fradicio nella mia camiciola hawaiana gocciolante, mi presero subito in simpatia. Proprio per questo, nonostante le loro raccomandazioni, mi allontanai repente ancora sotto la pioggia scosciante e dopo un paio d'ore di vago peregrinare riuscii a trovare la strada di casa. Per completare l'Odissea ad una manciata di chilometri dall'arrivo lo zippetto si annacquò, causa una mia avventata entrata a razzo in un pozzanghera di una quarantina di centimetri, ed il resto della strada dovetti farmelo a spinta sempre sotto la pioggia, a cui si aggiungevano le frequenti docce di melma ad ogni macchina che passava. Devo dire che però quel giorno imparai una vera lezione di vita: vaffancuolo a Mario, a Marco, al palazzo dell'IBM e a quel cazzo de zoccoletto! M'ero guadagnato abbastanza pane, tornavo a fare l'universitario mantenuto come tutti i diciannovenni del mondo... eccheccazzo!
C'è stato un tempo in cui mi guadagnavo il pane, e me lo guadagnavo facendo l'apprendista infissarolo. Il lavoro dell'apprendista infissarolo è il lavoro più palloso del mondo, in pratica consiste nello stare 9/10 ore in officina con la scopa in mano a scopare i trucioli di metallo che escono fuori dalla macchina profilatrice. Quando sei proprio fortunato hai l'opportunità di mettere la guaina agli infissi appena profilati utilizzando un attrezzo particolare che permette di procurarti un elevato numero di escoriazioni e tagli pofondi su ambo le mani e le braccia. Se sei proprio fortunatissimo hai la possibilità di essere convocato in trasferta per montare gli infissi sui cantieri insieme ad un tal Mario o Marco, un panzone con la barba e una moglie divorziata con due figli a carico che gli costano duemilioni e mezzo di lire mensili (pari a oltre 1291 euri), ma che nonostante ciò passa la sua giornata a raccontrati tra le bestemmie di come se sfonna la sua attuale fiamma, tal Patrizia o roba del genere molto raffinata e altrettanto porca, mentre tu apprendista infissarolo, fingendo noncuranza, annoti mentalmente, con doviziosa premura, ogni più piccolo dettaglio di quel turpiloquio sessuale ininterrotto di cui farai tesoro per l'immediato avvenire.
Se proprio hai più culo che anima potrebbe anche capitarti che l'ultimo tuo giorno di lavoro prima di partire per le vacanze estive, quel tal Mario o Marco, sì insomma il panzone barbuto, ti coivolga in uno dei suoi loschi traffici, obbligandoti ad andare con lui il sabato per montare lo zoccolino del palazzo dell'IBM al Torrino (ricca zona del terziario della Capital city). Ed ecco che tu allora cercherai di propinargli tutte le scuse che ti passano per il cervello dalle più banali alle più elaborate, ma il tal Mario o Marco, se ne sbatterà, tenendo in ostaggio la tua paga, fino a quando tu non ti presenterai al fottuto palazzo dell'IBM al Torrino per montare il fottuto zoccoletto, 25 starfotutti chilometri di zoccoletto!!!
Bando alle ciancie la vicenda si fa più complessa del previsto, interrompo qui la descrizione per riprenderla nel post successivo. Restate sintonizzati!
Ora io non voglio certo inimicarmi la folta schiera di lettrici e visitratrici di questo mio amato spazio virtuale, andando a toccare pericolosi nervi scoperti della relazione uomo-donna, ma vi è una cosa che, secondo me, l'uomo in quanto esemplare maschile della razza umana non è in grado di comprendere, ossia: coma diavolo si usa la tavoletta del cesso.
Dopo oltre 28 anni di permamenza su questo globo ho imparato a mie spese che quando si espletano i propri bisogni fisiologici la famigerata tavoletta va alzata, cercando di fare meno schizzi possibili (e questa è già una sofferenza atroce per noi maschietti abituati fin da piccini a destreggiarci in gare di getto più potente o di "a chi arriva più lontano"). Comunque, diciamo che tirare su sta cacchio di tavoletta non è un grosso problema. Il problema è alla fine. Che farci co sta tavoletta? Lasciarla lì? Tirarla giù? Tenerla sospesa a mezz'aria? Per qualunque decisione si opti state pur sicuri che sarà sbagliata e non per colpa della controparte femminile, è proprio il maschio che non capisce... Poveretto non ce la fa proprio, non ha abbastanza mezzi per riuscire a discernere il bene dal male! E non basta memmeno impararla a memoria, la posizione finale della tavoletta del cesso fa parte di quelle cose che anche se sei convinto di conoscerla perfettamente, stai pur sicuro che al momento buono sarai preso dai dubbi, dalle incertezze, dai sensi di colpa... In pratica al momento in cui ti serve... NON LA SAI!!! Per l'uomo la tavoletta non ha nessun senso, nessuna funzione, viene percepita come un'assenza non come una presenza, e per questo non la si riesce a collocare nell'esistenza. E non venitemi ora a dire che serve per stare comodi, perchè si sono inventati tante di quelle minchionerie che un cesso dai bordi ergonomici non facevano certo fatica ad inventarlo... Personalmente nell'imbarazzo della scelta il più delle volte chiudo completamente il coperchio, una bella pietra tombale... e non se ne parla più! Ma credo che nemmeno questo lasci comunque soddisfatte molte fanciulle. Il perchè di tutto ciò? La risposta credo sia una ed una soltanto... La tavoletta del cesso l'ha inventata una donna!!!
Lo so che prima o poi sarà questa la fine che farò... Tanto vale mettersi l'anima in pace!

E incredibilmente mi ritovo a riflettere su quanto sia stata ilare la mia vita...
mavaffanculo vi voglio vedere a voi a viverla....