comunicare, nani, ballerine e pornostar
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Anche se defraudato della propria essenza il Progetto resta, e la Ghiaia continua ad ammassarsi, producendo quel suono acciottolante che tanto piace.

Nome: Caccatus dei naturoni - Il Caccatus è simbolo olistico racchiudente la totalità delle fasi frudiane dello sviluppo della personalità umana
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ma non dite che non vi avevamo avvertiti
Lavoro cinque giorni a settimana, me faccio er culo come na campana, aspetto er venerdì pe cinema e granita... e nvece che me becco na stronzata...
Vabbè me so preso sta licenza media poetica con na citazzione corta der grande Califfo, giusto perchè su sto firm proprio nun me viene da dì gnente. E sì che quanno ho visto la pubblicità e tutte le strade tappezzate co sti cartelloni cor faccione de Vigorsol Morgenster colle spade, me so subbito esartato... "Ammazza che figata n'antro firm dove se sbudellano colle spade e colle lance... annamo annamo!", j'ho fatto a tutti l'amici mia... E invece che me so ritrovato a vedè du palle de firm de tre ore su la vita de sto povero cristiano: e che prima accudisce er rigazzino, e poi c'ha la storia coll'attricetta, e poi c'ha l'intrighi col re, e poi le storie coll'inquisizione e poi quelle co i Portghesi e mo ariva er siciliano cor barbone, e mo se ne va er siciliano, e mo aritorna, e mo se ne rivà... Maròòòò che palle. L'unica cosa fica erano i baffi de Vigorsol... Ah no... pure er cappello era molto fico!!!
Voto: una palla, una colossale, gigantesca, sovrumana palla (ma se ve piacciono i baffi e i cappelli annatece, ve lo consijo!!!).
Ahimè l'esperimento sociologico è miseramente fallito.
Padron Google non ha indicizzato la pagina in tempo e soltanto uno scolaretto ansioso è riuscito a raggiungere la mia pagina trabocchetto...
In compenso la chiave di ricerca "guarda un paio di tette da fare girare la testa" rimane saldamente in testa alla classifica del modo in cui questo blog attrae visitatori, seguita a ruota da "coinquilini pugliesi" e "pavimentazione in ghiaia"...
Mi impegnerò di più la prossima volta!
Ecco a voi la versione di latino uscita per la seconda prova della maturità classica 2007...
BUGIA!!!
Piccolo esperimento sociologico sulle chiavi di ricerca di questo periodo... domani vado a guardare le statistiche!!!
Avete mai fatto piangere qualcuno che vi ama?
L'altro giorno facendo la fila per il bancomat ho incontrato Fabiana. Fabiana aveva un cognome tedesco impronunciabile con ben 5 consonanti una di seguito all'altra. Era stata mia compagna di classe per tutte le elementari e le medie. Il nonno di fabiana aveva diserato dall'esercito nazista e si era rifugiato in Svizzera e aveva conosciuto Mike Bongiorno. Fabiana aveva il padre che faceva il rappresentante di pialle elettriche e un fratello insulso di nome Luca e dallo stesso cognome impronunciabile. Fabiana aveva casa su due piani e al piano superiore c'era la moquette e per salirci bisognava toglirsi le scarpe... Che palle, per questo non ci volevo mai andare. Finite le medie non ci incontrammo mai più seppi per caso che aveva fatto la modella, o forse la psicologa... Non ricordo... E finalmente dopo 15 anni l'ho reincontrata. Di domande da fare ne avevo tantissime tipo: "E' ancora vivo tuo nonno? Tuo padre fa ancora il rappresentante di pialle elettriche? A casa tua ci si deve ancora togliere le scarpe quando si cammina sulla moquette? Ho sentito che hai fatto la modella o la psicologa... non ricordo... è vero?" Un sacco di belle domande... Il fatto è che non me ne importava una ceppa. Ho fatto il bancomat e me ne sono andato senza nemmeno salutarla... Che mostro!
Ad un certo punto delle nostre carriere universitaria io il Lisu, il Mezzu e Fraps decidemmo che non fosse più tempo di appassire sui libri e che avremmo dovuto dedicarci anche alla cultura del corpo, ci presentammo così al CUS e prenotammo una lezione di prova per il nuoto.
Il giorno fissato ci ritrovammo con i nostri borsoni all'ingresso della piscina e iniziammo l'avventura, che, per quanto mi riguarda, si concluse immediatamente, bloccato dalla guardia giurata che riconobbe il mio maldestro tentativo di inserire la tesserina passatami di nascosto dal Lisu. Minaccia di chiamare i carabinieri, sequestro della tesserina del Lisu e ramanziana paternalistica sulla suddivione delle ricchezze e sui diritti degli studenti disagiati. Per gli altri tre l'avventura continuò in maniera ancor più imbarazzante. Usciti dallo spogliatoio in completa tenuta da mare, con pantaloncini sundeck al ginocchio, telo da bagno arrotolato al collo, peluria folta in bella mostra ed il Mezzu con supertele fosforescente sotto il braccio i tre si trovarno in una piscina agonistica, piena di fusti in slip dalle spalle fuorimisura, completamente depilati e cuffia calcata in testa. Data un'occhiata all'ambiente i nostri eroi fecero dietro front e terminarono nell'unica maniera decorosa la loro esperienza sportiva universitaria, mentre il sottoscritto contemplava l'ilare scena da dietro il vetro.
Ad analizzare oggi alcuni modi di parlare giovanili, che un tempo i giovani virgulti della Capital City usavano in maniera fequente e goliardica, un buon sociologo di quelli che nelle trasmissioni televisive hanno l'onere professionale di spiegare al pubblico i perchè e i percome delle scelte dei concorrenti nei giochi a premi, avrebbe di che interrogarsi.
Particolare rilievo in questa analisi dovrebbero averla le locuzioni utilizzate per il rapporto interrelazionale ragazzo/ragazza, ed ancor più quelli utilizzati tra gruppi di ragazzi e gruppi di ragazze.
Molti di questi credo siano diventati nazional popolari, soprattutto gli scambi di complimenti utilizzati per sottolineare la bruttezza dei componeti del gruppo opposto, ma altri sono delle vere e proprie perle di poesia rimaste sconosciute e che andrebbero valorizzate. Ad esempio molti di voi avranno sentito o utilizzato l'espressione utilizzata dai giovani capitolini quando incontravano un gruppo di fanciulle non proprio mozzafiato e che suonava tipo: "A Fate!... A fate schifo!", ma in pochi si saranno imbattuti nella risposta che quel gruppo di fanciulle avrebbe potuto dare ai loro interlocuutori. Ovviamente avrebbe dovuto essere un gruppo di fanciulle non proprio educatissimo, e piuttosto smalizato, ma l'espressione sarebbe stata più o meno la seguente: "A Secchi! A secchi de piscio!".
Ad analizzare alcuni modi di parlare giovanili, un buon sociologo di quelli che nelle trasmissioni televisive hanno l'onere professionale di spiegare al pubblico i perchè e i percome delle scelte dei concorrenti nei giochi a premi, avrebbe di che interrogarsi.
La signora Domenica Trippa era una donna riservata, lavorava in un'azienda di medie dimensioni, un ufficio di contabilità e aveva avuto la malaugurata idea di lasciare il numero di telefono dell'azienda al signor Francesco Gatti, uomo fastidioso e sgraziato che da diverse settimane aveva preso a farle una corte smodata. La tempestava di messaggi, di biglietti, di piccole attenzioni, che però laciavano la Signora Domenica completamente indifferente, se non addirittura infastidita da questo spasimante un po' invadente.
Dopo l'ennesima chiamata in ufficio Domenica chiamò il centralino e chiese, per cortesia, di farsi negare al Signor Franceso Gatti, nel caso in cui questi avesse chiamato.
Con la sagacia e l'arguzia tipica dei centralinisti l'operatrice prese un post-it e scrisse: "Non c'è Trippa per Gatti!"

In moto
ho la febbre
Vien giù il diluvio
La busta si rompe
Surgelati sparsi per le grandi arterie consolari della Capital city.
A volte ho l'impressione che la mia vita sia ispirata ad un romanzo di Charles Dickens