comunicare, nani, ballerine e pornostar
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Anche se defraudato della propria essenza il Progetto resta, e la Ghiaia continua ad ammassarsi, producendo quel suono acciottolante che tanto piace.

Nome: Caccatus dei naturoni - Il Caccatus è simbolo olistico racchiudente la totalità delle fasi frudiane dello sviluppo della personalità umana
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ma non dite che non vi avevamo avvertiti
Mi innamoro spesso, anzi quasi sempre... Mi innamoro almeno una volta al giorno... In alcuni giorni particolarmente romantici, sono capace di innamorarmi anche due o tre volte.
Mi innamoro così spesso che una volta mi innamorai di una fisica, anzi di un'astrofisica. La conobbi ad una festa di un amico comune. Nera, slanciata una bocca bellissima ed una fila di denti bianchi e perfetti che comparivano ad ogni sorriso. Portava un maglioncino nero che continuava ad aggiustarsi tirandolo giù, ed ogni tanto si aggiustava il ciuffo dietro l'orecchio. Tanto bastava. Ero innamorato cotto. Mi aveva magnetizzato. Dimenticai la festa gli amici le altre donne. Cercai di attaccare conversazione con lei. Prima mostrandomi incuriosito dalla sua attività, poi millantando amicizie con il più famoso e rinomato ottico quantistico di Brisbane, alla cui tesi - dissi - avevo contribuito personalmente (in realtà gli ho stampato le slide della presentazione, ma lei non lo sapeva). Dissi un paio di cacate sugli accleratori, la non località, l'esperimento di Minkowski e altre cose a vanvera riesumate da qualche parte nel mio cervello. Lei parve interessata. Avevo fatto colpo! Quando ad un tratto nella conversazione si intromise il suo compagno. Fisico anch'egli ed estremamente pesante e noioso. Mi attanagliò nella sua morsa stritolatrice domandandomi valutazioni sulle sue teorie. Risposi debolmente, mentre con lo sguardo supplicavo la fisica di salvarmi. Lui visto che non dimostravo interesse per la materia, passò a raccontrami le sue vicissitudini col padrone di casa. Ero atterrito. Lei disse: "Vedo che vi siete ambientati, vi lascio soli!" E la guardai allontanarsi sinuosa con un bicchiere di vino in mano. Mentre nelle orecchie mi rimbombavano le lamentele dell'astrofisco sulla scarsa attezione dei politici e bla bla bla, la vidi voltarsi e rivolgermi uno sguardo maliardo. Uno sguardo che avrebbe voluto dire tutto e nulla. Mi consolo sperando che volesse dire nulla e cerco di dimenticare tutto il resto, astrofisico compreso.
Mi innamoro spesso, ma quando si vuole far colpo su un'astrofisica occorre fare attenzione al suo compagno logorroico.
Malimortaccivostra!
E fu così che mi ritrovai su quel vagone della metro, a quell'ora tarda, diretto verso il capolinea.
Mi gaurdai intorno: eravamo io, una signora russa coi capelli bianchi, uno chef grasso, una giovane con cuffie e scarpe d'argento ed un tale con una sacca stramba, che poi scoprii essere una sacca per portare una mazza da golf, una sola!
Capii tutto in un lampo. Ecco lo sapevo... Che palle! Di lì a poco il treno si sarebbe fermato, sarebbe successo qualcosa di terribile, e noi ci saremmo dovuti salvare. Lo chef sarebbe stato il primo a morire, grasso e stupido... un classico... Poi la signora russa con un atto di coraggio. A me sarebbe toccata la parte dell'eroe e al golfista quella dell'anti eroe, con annessi e connessi: primi malumori, egosimi, alzate di tono e scenate isteriche fino alla scena clou in cui lottavamo all'ultimo sangue ed io avevo la meglio, per poi conquistare, per sempre, l'amore della giovane dalle scarpe d'argento. Magari nella scena finale una fatalità avrebbe consegnato al pavido golfista una morte terribile, ma io non me ne sarei curato più di tanto, perchè, d'altra parte, "se l'era meritato!"
Lo sapevo che sarebbe andata così, lo sapevo cribbio! Non è che ti ritrovi per caso ad un'ora trada della notte in un vagone della metropolitana diretto vero il capolinea con uno chef grasso, una signora russa, una giovane con l'i-pod e ed un golfista con una mazza in una sacca. Nossignore, non è un caso...