comunicare, nani, ballerine e pornostar
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Anche se defraudato della propria essenza il Progetto resta, e la Ghiaia continua ad ammassarsi, producendo quel suono acciottolante che tanto piace.

Nome: Caccatus dei naturoni - Il Caccatus è simbolo olistico racchiudente la totalità delle fasi frudiane dello sviluppo della personalità umana
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ma non dite che non vi avevamo avvertiti
C'era una volta questo tizio che era convinto di essere un grande pensatore, era proprio sicuro di avere dei grandi, grandissimi pensieri e soffriva terribilmente perché il mondo non poteva goderne. Se solo avesse avuto la possibilità di comunicare all'umanità tutti i suoi meravigliosi pensieri... Quanta gente sarebbe stata più felice ed avrebbe vissuto meglio la propria esistenza. Fu così che il tizio decise di comprare un taccuino convinto del fatto che in breve lo avrebbe riempito con i più meravigliosi pensieri. Il taccuino sarebbe poi diventato un libro, un bestseller, forse un film... E tutti avrebbero tratto preziosi benefici dai grandi pensieri del tizio.
Così questo tizio comprò il taccuino, lo mise nella tasca della giacca e... lì rimase... Passarono i giorni, i mesi, gli anni... E il taccuino non si riempiva mai... "Colpa di questi processi vetusti!" si disse il tizio, che si decise a comprare un computer portatile. Nulla pure quello rimase vuoto... "Eccerto, disse il tizio, mi manca un ambiente adatto a sviscerare i miei grandi pensieri!" e comprò una scrivania, una bella sedia, una pianta di ficus ed assunse una donna delle pulizie per mantenere il tutto in ordine. Nessun effetto! Il computer portatile era sempre lì e sempre vuoto. "Cavolo, sentenziò alla fine, un tempo avevo grandi pensieri... Se solo mi fossi deciso a comprare prima il computer..."
Morale: ... [Uff anche questo aneddoto pedagogico mi è venuto senza morale... Dovrò impegarmi di più... O per lo meno procurarmi un taccuino...]
Di tutto ciò che ho imparato dal praticare (male) i tanti mestieri che ho affrontato per pagarmi le vacanze estive, l'ingegner Melanzana non mi ha insegnato proprio nulla.
L'Ingegner Melanzana era un inetto dalla testa a forma di melanzana. Il padre faceva il vetraio, lui si era laureato in ingegneria e aveva aperto una società di infissi. Il fratello invece - che era rimasto ignorante - aveva aperto una impresa di controsoffitti. Il Melanzana non tralasciava mai di sottolineare quanto lui fosse ingegnere. Non capiva una cippa di infissi e tutta la gestione dell'azienda era lasciata al mastro-infissarolo tal Mario... o Marco, ma lui era ingegnere e questo faceva la differenza. Arrivava in officina alle 10.00, sgridava il povero Jumanji per come aveva parcheggiato il furgone poi giocherellava con la calcolatrice e si metteva al telefono con la sua millantata fidanzata, ma Mario... o Marco sosteneva fosse una Malese di cui si era innamorato in un suo tour sessuale nel sud est asiatico. Il Melanzana era molto amico di Cogolino un fascista novantaduenne che faceva il grattacheccaro e che il Melanzana sottopagava a nero per farsi costruire i controtelai, ma questo non centra. Un giorno il Melanzana mi prese in disparte e mi mandò dall'altra parte del palazzo a controllare che i vigili non multassero la sua Accent in doppia fila. Ovviamente impiegai il tempo facendo molte cose, nessuna delle quali comprendeva il controllare la presenza di vigili, che puntualmente vennero e multarono il perfido ingegner Melanzana. Accortomene, con noncuranza accartocciai la multa e candidamente tornai a far diverse cose, nessuna delle quali comprendeva il controllare la Accent.
Ora, quando Minosse sarà chiamato a giudicare l'Ingenger Melanzana e mi chiederà una testimonianza come persona più vicina a quell'uomo io risponderò: "Delle poche cose che ho imparato in questa vita, l'ingegner Melanzana non mi ha insegnato proprio nulla!".
E questo è tutto quello che Progetto Ghiaia aveva da dire sull'ingegner Melanzana.
Della mia maestra ho già parlato in altre occasioni, quando sarò milionrio e avrò un sacco di tempo da buttare nel cesso, scriverò un saggio sui traumi cusatimi da quella donna eccezionale.
L'aneddoto di oggi, però non ha un retroscena tragico, bensì pedagogico.
Erano i mitici anni Ottanta, forse in quarta o in quinta elementare, il sesso cominciava ad ammicare a noi giovini maschi italici attraverso i film Gerry Calà e capolavori come "Sposerò Simon Lebonne". Una mattina semivacanziera, in un momento di intervallo la nostra maestra raduna attorno a sè tutti gli ometti e proibisce alla fanciulle di avvicinasi. Ci fa raccogliere come se stesse per confidarci un segreto esoterico. "State molto attenti!" ci dice, "questa cosa la dico solo a voi maschi perchè vi servirà da grandi!". Ecco le nostre piccole e fervide menti che vagheggiano di peni e vagine unite misticamente dell'estasi suprema che è propria dell'idillio dell'amore a noi ancora sconosciuto e nemmeno lontanamente immaginato. Occhi sgranati, lingua penzoloni da lupo famelico, dita rapaci aggrappate con morsa d'accaio alla cattedra. La mestra prende un striscia di carta... La salivazione aumenta, facciamo muro per non lasciare trapelare nulla di quello che sta succedendo alle femmine...
"Ora vi insegno."... Tredipadzione... Ansia... Palpitazioni... "Come si fa il nodo della cravatta..."
E dentro ciascuno di noi partì una raffica di insulti che mai nessuno si immaginerebbe da un drappello di candide animelle decenni...
Personaggi:
Progetto Ghiaia
Il Totaro, grande amico del Progetto, fin dai tempi dell'asilo, di cui potete conoscere le mirabolanti gesta qui, oppure conoscerlo di persona qui
Moccaldi, noto bullo del quartiere ora probabilmente attore porno di discreto successo
Location: i portici sotto casa Progetto nel lontano 1990 o giù di lì
Un bel giorno il Totaro e Progetto Ghiaia avevano deciso di improvvisare una simpatica partita a battimuro sotto i portici del palazzo di Progetto, ignari del fatto che Moccaldi, il perfido Moccaldi, si aggirava nullafacente proprio per quei dintorni. Appena lo videro sbucare da dietro l'angolo i nostri due eroi tentarono di fermare il pallone e scappare via, ma essendo due emerite pippe, la palla rotolò proprio vicino ai piedi del bullo.
Moccaldi iniziò a sbeffeggiare i due e, ad una blanda reazione del Totaro, scatenò la sua crudeltà sul povero ragazzo, mentre Progetto Ghiaia osservava impotente. Al termine del divertimento di Moccaldi, però, il buon Progetto, per consolare l'amico ferito nel corpo e nell'orgoglio, gli rivelo che, a suo dire, il Moccaldi, aveva subito un intervento per l'impianto di una protesi penica, data l'esigua dotazione che Madre Natura gli aveva fornito.
Il Totaro allora, trovando la cosa assai buffa, corse nuovamente incontro al Moccaldi gridando: "Riccardo, lo sai che Progetto Ghiaia ha detto che c'hai la protesi al cazzo!!!".
Morale: Progetto Ghiaia venne gonfiato come una zampogna.
C'era una volta un giovane brillante che, stanco della solita vita triste del suo paesino, decise che sarebbe stato meglio per lui partire e andare a cercare la propria fortuna altrove. Detto fatto andò alla stazione, salì sul primo treno che passava e iniziò il suo viaggio verso la propria realizzazione. Man mano che il tempo passava il treno si riempiva e si svuotava ciclicamente, perchè tutti sapevano dove andare. Il giovane brillante vedeva passare dal suo finestrino stazioni scintillanti, paesaggi incantati, palazzi industriali, ville principesche, ma non si decideva mai a scendere, perchè tra sè e sè pensava: "Cavolo quante opportunità ci sono fuori dal mio paesino, mi piacerebbe un sacco scendere qui e diventare un ricco industriale, ma chissà quante altre opportunità mi perderei... meglio che aspetti ancora un po'". Altre stazioni e altri paesaggi: "Mamma mia che ragazza meravigliosa quella la fuori, quasi quasi scendo e le dichiaro il mio amore... ma chissà quante altre ragazze bellissime ci saranno in seguito... meglio che aspetti ancora un po'". Ancora più tardi: "Ehi ma quelli sono studi cinematografici! Ho sempre voluto fare l'attore... ma chissà cosa ci sarà di magnifico che mi attende alle prossime fermate, meglio aspettare ancora un po'".
Così il tempo passava e il giovane brillante aspettava, abbandonado tutte le opportunità che incontrava, per non privarsi della possibilità di sceglierne di più belle e interessanti, finchè sul treno salì il controllore, che arrivato al giovane brillante lo colse in flagranza di reato senza biglietto obliterato e lo multò con un'ammenda da un fracco di denari!
Morale... trovatevela da soli!!!