comunicare, nani, ballerine e pornostar
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Anche se defraudato della propria essenza il Progetto resta, e la Ghiaia continua ad ammassarsi, producendo quel suono acciottolante che tanto piace.

Nome: Caccatus dei naturoni - Il Caccatus è simbolo olistico racchiudente la totalità delle fasi frudiane dello sviluppo della personalità umana
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ma non dite che non vi avevamo avvertiti
Quando ancora mi guadagnavo il pane lavorando seriamente, e non come oggi che scrivo minchiate su questo blog e google mi da mille euro per ogni commento che voi lasciate, quando mi guadagnavo il pane veramente insomma, facendo l'infissarolo, il mio collega preferito e Jumanji. Jumanji si chiamava con un nome rumeno che assomigliava abbastanza poco a Jumanji e che io non ricordo, ma il buon Ingegner Melenzana, di cui ho già parlato in altri momenti ed in altri luoghi, lo aveva soprannominato Jumanji per non fare la fatica di imparare un nome rumeno.
Jumanji era molto simpatico e in Romania faceva il veterinario e non l'infissarolo, e mi insegnava un sacco di cose sull'accoppiamento dei cani e dei cavalli e mi educeva sulle misure del pene dei vari vertebrati. Tuttavia nonostante la sua simpatia Jumanji non parlava molto bene l'Italiano ed ogni tanto chiedeva aiuto a noi colleghi chiedendo il significato di qualche parola che non capiva.
Una volta Jumanji sentì alla radio una canzone che faceva così: "Se fai l'amore come cammini..." Gli piacque così tanto che prese a cantarla sempre: in macchina, al lavoro, in officina, a pranzo, sempre! Poi un giorno chiese all'ingegner Melanzana:
"Ignegnè, scusa ma che vuol dì cammini?"
" Cammini?" Fece il Melanzana serio "I cammini so i commignoli, quelli sui tetti che c'esce er fumo!"
"Ah!" fece Jumanji un po' perplesso.
Non ebbi il coraggio di rivelargli la verità ed ancora oggi mi dolgo quando penso al povero Jumanji che canta "Se fai l'amore come cammini..." e si immagina la sua donna travestita da comignolo...
Andrea Ianna fu il mio migliore amico per un paio di anni. Dalla quinta alla seconda media. Stavamo sempre insieme. A scuola insieme, tutti i pomeriggi insieme, tutte le sere insieme. A Ianna i ragazzacci più grandi lo chiamavano anche Telefunken, perché aveva una capoccia catodica, lui si arrabbiava e loro lo picchiavano, e io guardavo attento il tutto, studiando le dinamiche sociali.
In seconda media, tornato dalle vacanze esitve, narrando le mie gesta eroiche raccontai a Ianna che avevo inziato a fumare e che, insieme ad altri amici, ci eravamo fumati un pacchetto intero di marlboro. "Si si - fece serio Ianna - anche io ho iniziato a fumare, con Carletto, ci siamo comprati due pacchetti di camel" (lui doveva sempre superarmi).
Stemmo in silenzio per qualche secondo poi io gli chiesi: "Davvero?" e lui "No!" "Manco io!" feci sincero.
Allora andammo dal tabaccaio e cominciammo a fumare.
Nella vita occorre essere risoluti cribbio!
N.B. come dice ottimamente la saggia Kai: un'amicizia in fumo....
BELLISSIMO COMMENTO! BELLISSIMO, CAVOLO! DAVVERO BELLISSIMO!
C'era questo mio amico, che tutti chiamavano Panuccio. In effetti lui si chiamava davvero Panuccio, e questo è un vero peccato, perchè come soprannome sarebbe stato davvero troppo fico!
E questo è tutto quello che Progetto Ghiaia ha da dire sul suo amico Panuccio.
Vi basti.
Boccia si chiamava Paolo. Tuttavia la gente lo chiamava Boccia primo perchè era un nome più figo, secondo perchè aveva un capoccione gigantesco, ma propprio fotonico, che tipo non gli entrava nessun casco integrale e doveva andare sempre in giro con una scodelletta fissata in cima alla zucca ed ogni volta che la municipale lo fermava gli faceva la multa.
Boccia suonava la chitarra molto male ed era solito affittare la saletta prova del centro sociale di riferimento per due ore e provare, per due ore, il repertorio dei Nirvana.
Boccia fu anche uno dei primi dei miei amicucci ad avvicinarsi alle droghe leggere ed assunse fin dalla tenera età il ruolo di fornitore.
Fu sempre lui a compiere il primo viaggio nella mitica Christiania a Copenhagen e a riportare mirabili racconti di quelle terre fantastiche.
Fu ancora lui a diffondere un particolare modo di rollare, che prevedeva lo sbattere la canna sul quadrante dell'orologio. Boccia, proprio in riferimento a questo, aveva anche coniato il simpatico motto: "Questo orologio ha battuto più canne che minuti" diceva mostrando lo swatch. Lo ripeteva spessissimo. Una volta lo ripetè ad un poliziotto in borghese e lo portarono al gabbio.
E questo è tutto quello che Progetto Ghiaia ha da dire sul suo amico Boccia.
P.s. Nel caso in cui la mamma di Boccia stia leggendo queste righe volevo precisare che l'ultima affermazione è falsa e che quella notte Boccia dormì a casa mia!
Oggi sette febbraio il mondo ricorda il genetliaco del mio caro amico Siviglia.
Solitamente avremmo passato questa ricorrenza ubriacandoci e ballando nudi sui tavoli.
Oppure, molto più probabilmente, me ne sarei dimenticato e lo avrei chiamato nel pieno della sua festa danzante con tutto il parentame, obbligandolo a lasciare tutto per venire ad una pallosa riunione, senza nemmeno fargli gli auguri.
Ma dato che si trova agli antipodi del mondo conosciuto non posso fare altro che celebrarlo ricordando quanto era affascinate quando si esibiva nella sua tradizionale danza dell'adorazione del sole!
Quel pagano di Siviglia!!!

E' con immenso piacere che, per sdebitarmi di un grazioso presente da parte del mio amico Siviglia, pubblico una sua foto di quando, per sbarcare il lunario, faceva l'Uomo Proiettile al circo di Brema, poi mollò tutto e andò in Australia. Dietro ad ogni Australiano c'è una storia di amarezza e disperazione!!!

Zio Saiola era un burbero ragazzo dall'inaudita forza. Non era molto alto, ma in compenso ad 11 anni era cresciuto tutto insieme, sia in lerghezza che in altezza. Quindi praticamente verso i 14/15 anni aveva già le caratteristiche di un 25enne, con tanto di barba, muscolatura etc etc (non scendiamo nei particolari macabri...). Con Zio Saiola ci divertivamo un mondo a fare un mucchio di giochi che con gli altri ragazzi non si potevano fare, tipo rovesciare le 500 (nel senso delle macchine), sollevare i motorini degli amici, con tanto di catena, e nasconderli a centinaia di metri di distanza, organizzare partite di rugby lui contro tutti e cose così. Ma Zio saiola era anche un bonaccione, un tenero cuore di panna che dimostrò tutta la sua fragilità quella volta che incontrò Siggai. Eravamo al piazzale a giocare, come al solito, al "tiro al lampione" gioco di cui forse un giorno parlerò, quando fummo circondati da un drappello rombante di booster decorati da vistose buste di plasica. Il comandante di quel manipolo, Siggai appunto, scaraventò il suo booster per terrra e si proiettò con slancio verso Zio Saiola:
"Ao guarda che t'ho visto l'altro ggiorno che te stavi a cioccà 'a ragazza mia ar parco!!" Poi, senza aspettare nemmeno una risposta, in un lampo partì una testata, poi una pizza in faccia e un cazzotto nello stomaco. Zio Saiola rimase a terra ferito nello spirito e nel corpo. Prima di andar via Siggai ci apostrofò un'ultima volta con un laconico "Guarda stronzo che io nun sò mica Siggai!" e poi scappò smarmittando seguito da suo codazzo sguaiato.
Era ovvio che in realtà lui era proprio Siggai e che quell'ultimo avvertimento ce lo aveva lanciato per depistarci. Così da quel giorno per noi lui fu solo Siggai e come tale continuammo a deriderlo per il resto dei nostri giorni... Per non parlare di quanto continuammo a deridere il povero Zio Saiola... Poveretto!!!
Il Serchia e il Nerchia erano due sottoni*. Un paio di anni più piccoli di noi, giravano sempre il coppia e non facevano un cacchio d'altro dalla mattina alla sera che girare in coppia e prodigarsi per assecondare le manie strampalate di una certa Rossella Nonsoccome che... ehm come dire... glie la sventolava davanti, ma non glie la dava mai.
Il Nerchia ovviamente non si chiamava così. Tutti lo chiamavamo così perchè girava in coppia col Serchia. Ma a pensarci bene manco il Serchia si chiamava così, e non ho la minima idea del perchè gli avessimo affibiato quel nome. Misteri!
E questo è tutto quello che Progetto Ghiaia ha da dire sul Serchia e il Nerchia, che probabilmente oggi saranno mega-manager multimilionari alla facciaccia mia e si saranno sposati entrambi la fantomatica Rosella che finalmente glie l'ha data!
Ahimè! così va il mondo!
*Dal Vocabolario di Ghiaia: Sottone - persona totalmente asservita ad un'altra, per soddisfare la quale si trasforma in un sottone. (es."Guarda ci sono il Serchia e il Nerchia!" "Che sottoni!")
C'è stato un periodo della mia vita in cui mi bastava poco per realizzare i miei desideri. Con il Mauro, ad esempio, avevamo deciso di compiere almeno una minchioneria al giorno e quando proprio non ce ne venivano, amavamo distenderci lungo il fianco della collinetta che sovrastava il parco, e rotolare giù... eravamo ragazzi di fermi princìpi noi...
Oggi Il Mauro è diventato un tecnico informatico multimilionario, si ammazza di canne e vive in una cantina, insieme ad un gruppo di punkabbestia sanguisughe che dilapidano il suo patrimonio... Il suo sogno è quello di diventare un coltivatore diretto.
Oggi io sono diventato un fancazzista multimilionario, possiedo un gatto dalle straordinarie capacità dialogiche, un plaid, ed un divano EKTORP... Il mio sogno è quello di diventare un immobiliarista sordido.
Ad entrambi è rimasto il pallino di compiere almeno una minchioneria all'anno e a tal scopo di tanto in tanto ci ritroviamo sul fianco della collinetta che sovrasta il parco, e rotoliamo giù... Eravamo ragazzi di fermi princìpi noi...
Zio Alfio era un grande... Ricordo ancora quando organizzavamo tornei di catch, sui freddi pavimenti parrocchiali e lui veniva battuto persino da Enolino... E' per questo motivo che se ne andò, bambino, per poi tornare due anni più tardi, uomo, che fumava le esportazioni senza filtro e faceva colpo sulle ragazze. Fu lui tra l'altro a coniare l'espressione "tette a muso di topo" che potete trovare oggi su ogni manuale di educazione sessuale che si rispetti. Fu proprio per quello che iniziammo a deriderlo, per quello e per via di quelle orecchie a sventolone...Ma in fondo gli volevamo bene e quella sera non lo feci per cattiveria, fu solo che mentre lui era nella tenda delle ragazze, e noi tutti maschiacci a celebrare riti virili che prevedevano l'utilizzo di torce elettriche, preventivamente svuotate delle batterie, mi venne da gridare, e gridai a squarciagola "Alfio non fare il Playboy", non perchè lo odiavo, ma solo per goliardia... Comunque quel mio urlo ebbe un effetto disastoso ed Alfio si precipitò con veemenza dentro la nostra tenda e cominiò a picchiare a sange il povero Babbo Orso, che tra l'altro dormiva innocente. Dopo quell'incidente diventammo buoni amici, io Lui e Zio Saiola, che gli voleva un sacco di bene, glie ne voleva tanto anche quella volta che mentre camminavamo per strada lo sfidò a calciare al volo la gomma americana che lui si apprestava a sputare... Zio Saiola sputò... Zio Alfio Calciò... Un enome scozza verde catarro si stampò sulla punta dell'anfibio di Zio Alfio... matte risate...
Poi ci separammo, c'è chi si drogò, chi fece figli, chi divenne guardia, chi aprì un blog, e ci perdemmo di vista finchè lo scorso capodanno mia cugina fa conoscere alla famiglia il suo nuovo compagno...
...Benvenuto in famiglia Cugino Alfio, Progetto Ghiaia Te saluta ( per chi avesse fatto lo scientifico come me, è latino, e vuol dire Progetto Ghiaia ti saluta)