comunicare, nani, ballerine e pornostar
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Anche se defraudato della propria essenza il Progetto resta, e la Ghiaia continua ad ammassarsi, producendo quel suono acciottolante che tanto piace.

Nome: Caccatus dei naturoni - Il Caccatus è simbolo olistico racchiudente la totalità delle fasi frudiane dello sviluppo della personalità umana
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ma non dite che non vi avevamo avvertiti
Quando ancora mi guadagnavo il pane lavorando seriamente, e non come oggi che scrivo minchiate su questo blog e google mi da mille euro per ogni commento che voi lasciate, quando mi guadagnavo il pane veramente insomma, facendo l'infissarolo, il mio collega preferito e Jumanji. Jumanji si chiamava con un nome rumeno che assomigliava abbastanza poco a Jumanji e che io non ricordo, ma il buon Ingegner Melenzana, di cui ho già parlato in altri momenti ed in altri luoghi, lo aveva soprannominato Jumanji per non fare la fatica di imparare un nome rumeno.
Jumanji era molto simpatico e in Romania faceva il veterinario e non l'infissarolo, e mi insegnava un sacco di cose sull'accoppiamento dei cani e dei cavalli e mi educeva sulle misure del pene dei vari vertebrati. Tuttavia nonostante la sua simpatia Jumanji non parlava molto bene l'Italiano ed ogni tanto chiedeva aiuto a noi colleghi chiedendo il significato di qualche parola che non capiva.
Una volta Jumanji sentì alla radio una canzone che faceva così: "Se fai l'amore come cammini..." Gli piacque così tanto che prese a cantarla sempre: in macchina, al lavoro, in officina, a pranzo, sempre! Poi un giorno chiese all'ingegner Melanzana:
"Ignegnè, scusa ma che vuol dì cammini?"
" Cammini?" Fece il Melanzana serio "I cammini so i commignoli, quelli sui tetti che c'esce er fumo!"
"Ah!" fece Jumanji un po' perplesso.
Non ebbi il coraggio di rivelargli la verità ed ancora oggi mi dolgo quando penso al povero Jumanji che canta "Se fai l'amore come cammini..." e si immagina la sua donna travestita da comignolo...
Capitò un giorno che ad un’amica di un’amica di mia sorella chiedessero di presenziare ad un evento di marketing in piazza, in favore di una non meglio precisata organizzazione per ciechi o roba simile, sponsorizzato dalla FIAT, e giustappunto costei invitò mia sorella e l’amica comune ad accompagnarla in questa giornata lavorativa. Arrivate sul luogo dell’appuntamento con un leggero ritardo, le tre trovarono un bel tomo incravattato intento ad edùcere tre bionde stangone dalla coscia voluttuosa.
“Ci manda il Sig. Xxx” disse l’amica dell’amica, “Siamo le assistenti per l’evento!”
“Come!” esclamò sorpreso il Tomo, “E allora voi chi siete?” disse rivolto alle stangone.
“Noi siamo le hostess della Fiat!”.
“Porc putt!” Pensò tra se e sé il bel Tomo, confrontando le topone della FIAT con le tre ragazze frikkettone che gli si erano parate davanti. Riflettè qualche secondo poi apostrofando mia sorella e le amiche disse: “Ok voi rimanete qui, vicino ai ragazzi della consolle, che io finisco il briefing con loro!” Poi scomparve senza tornare mi più.
Passarono le ore, la gente si accalcava curiosa attorno alla nuova 500 chiedendo informazioni, le tre frikkettone all’inizio provarono a farfugliare mezze frasi sul fatto che loro erano lì per promuovere la casa dei ciechi e via dicendo e che la FIAT era solo uno sponsor, ma alla lunga si stancarono e cominciarono a dispensare dettagli tecnici sul gioiellino di casa FIAT, inventandoli di sanapianta, mentre i ragazzi alla consolle bevevano birra.
Poveri ciechi!
E fu così che diventai libraio. Era sempre stato il mio sogno lavorare in una megalibreria. Lavorare nel settore scolastico di una megalibreraia. Lavorare nello sgabuzzino del settore scolastico di una megalibreria. Era sempre stato il mio sogno. Eravamo divisi in due categorie i fighi e le mezzemmerde. I primi erano detti anche carne da macello, venivano spediti al fronte. Ogni giorno era una guerra: il bancone come una trincea, da una parte i fighi dall'altra una marmaglia irrequieta talmente vasta che non la si poteva contare proveniente da ogni angolo della Capital City e a volte anche dai confini lontani della regione. La marmaglia brandiva le liste di libri preparata dai professori. I fighi dovevano prenderle e sparire all'interno del complicato reticolo di scaffali dell'usato e reperire il maggior numero possibile di testi. Ovviamente la maggior parte delle volte tornavano a mani vuote rischiando ogni singola volta di essere assaliti alla gola dalla marmaglia che avrebbe commesso le peggori atrocità per un "Sapegno" a metà prezzo. La libreria era un campo di battaglia. La marmaglia esigeva lo sconto. I libri usati erano sempre meno frequenti. Quelli nuovi sempre più costosi. Le file sempre più lunghe. Le giornate sempre più interminabili.
Le mezzemmerde, invece, che non possedevano nè lo charme, nè le capacità intellettive necessarie a svolgere le mansioni dei fighi venivano relagati negli antri buii della libreria a deprezzare e riprezzare testi usati, girando interminabilmente per i corridoi con i carrelloni pesanti pieni di volumi, al riparo dalla marmaglia che si accalcava bramosa di quel prezioso contenuto stipandosi contro le reti metalliche di protezione.
Lavorare nello sgabuzzino del settore scolastico di una megalibreria era sempre stato il mio sogno!
Di tutto ciò che ho imparato dal praticare (male) i tanti mestieri che ho affrontato per pagarmi le vacanze estive, l'ingegner Melanzana non mi ha insegnato proprio nulla.
L'Ingegner Melanzana era un inetto dalla testa a forma di melanzana. Il padre faceva il vetraio, lui si era laureato in ingegneria e aveva aperto una società di infissi. Il fratello invece - che era rimasto ignorante - aveva aperto una impresa di controsoffitti. Il Melanzana non tralasciava mai di sottolineare quanto lui fosse ingegnere. Non capiva una cippa di infissi e tutta la gestione dell'azienda era lasciata al mastro-infissarolo tal Mario... o Marco, ma lui era ingegnere e questo faceva la differenza. Arrivava in officina alle 10.00, sgridava il povero Jumanji per come aveva parcheggiato il furgone poi giocherellava con la calcolatrice e si metteva al telefono con la sua millantata fidanzata, ma Mario... o Marco sosteneva fosse una Malese di cui si era innamorato in un suo tour sessuale nel sud est asiatico. Il Melanzana era molto amico di Cogolino un fascista novantaduenne che faceva il grattacheccaro e che il Melanzana sottopagava a nero per farsi costruire i controtelai, ma questo non centra. Un giorno il Melanzana mi prese in disparte e mi mandò dall'altra parte del palazzo a controllare che i vigili non multassero la sua Accent in doppia fila. Ovviamente impiegai il tempo facendo molte cose, nessuna delle quali comprendeva il controllare la presenza di vigili, che puntualmente vennero e multarono il perfido ingegner Melanzana. Accortomene, con noncuranza accartocciai la multa e candidamente tornai a far diverse cose, nessuna delle quali comprendeva il controllare la Accent.
Ora, quando Minosse sarà chiamato a giudicare l'Ingenger Melanzana e mi chiederà una testimonianza come persona più vicina a quell'uomo io risponderò: "Delle poche cose che ho imparato in questa vita, l'ingegner Melanzana non mi ha insegnato proprio nulla!".
E questo è tutto quello che Progetto Ghiaia aveva da dire sull'ingegner Melanzana.
Era un afoso sabato di fine luglio prima delle vacanze. Per non fare proprio del tutto la figura del sottone puntualizzai che subito dopo pranzo sarei scappato col mio zippetto. Il buon Mario o Marco accettò bestemmiando la mia profferta d'aiuto per altro, appresi dopo, a titolo completamente gratuito, e mi istruì nell'antica arte del montaggio dello zoccoletto. Buttata la mattinata in un'attività pessimamente svolta (i cui frutti credo siano ancora verificabili dai visitatori del fantomatico palazzo dell'IBM al Torrino) salutai e mi allontanai tra gli insulti alla mia mamma che Mario o Marco continuava a lanciarmi dal settimo piano, sotto un cielo che, nel frattempo si era fatto minacciosamente scuro. Incurante nel mio abbigliamento da apprendista infissarolo, che conisteva in una camiciola hawaiana senza due bottoni e in un paio di pantaloni bragaloni, sfrecciavo con il mio zippetto per le strade ignote di una periferia agli antipodi del mio mondo, tanto che dopo pochi istanti realizzai di essermi già definitivamente perso. Di lì a poco, mentre mi aggiravo ansioso e circospetto per il parco dell'Appia antica, cominciò il finimondo. Un diluvio estivo di quelli terribili. Secchiate e secchiata d'acqua sparate di lato da un vento ghiaccio bastardo. Completamente zuppotrovai riparo presso un porchettaro insieme ad un manipolo di viados che, vedendomi lì piccolo tenero e fradicio nella mia camiciola hawaiana gocciolante, mi presero subito in simpatia. Proprio per questo, nonostante le loro raccomandazioni, mi allontanai repente ancora sotto la pioggia scosciante e dopo un paio d'ore di vago peregrinare riuscii a trovare la strada di casa. Per completare l'Odissea ad una manciata di chilometri dall'arrivo lo zippetto si annacquò, causa una mia avventata entrata a razzo in un pozzanghera di una quarantina di centimetri, ed il resto della strada dovetti farmelo a spinta sempre sotto la pioggia, a cui si aggiungevano le frequenti docce di melma ad ogni macchina che passava. Devo dire che però quel giorno imparai una vera lezione di vita: vaffancuolo a Mario, a Marco, al palazzo dell'IBM e a quel cazzo de zoccoletto! M'ero guadagnato abbastanza pane, tornavo a fare l'universitario mantenuto come tutti i diciannovenni del mondo... eccheccazzo!
C'è stato un tempo in cui mi guadagnavo il pane, e me lo guadagnavo facendo l'apprendista infissarolo. Il lavoro dell'apprendista infissarolo è il lavoro più palloso del mondo, in pratica consiste nello stare 9/10 ore in officina con la scopa in mano a scopare i trucioli di metallo che escono fuori dalla macchina profilatrice. Quando sei proprio fortunato hai l'opportunità di mettere la guaina agli infissi appena profilati utilizzando un attrezzo particolare che permette di procurarti un elevato numero di escoriazioni e tagli pofondi su ambo le mani e le braccia. Se sei proprio fortunatissimo hai la possibilità di essere convocato in trasferta per montare gli infissi sui cantieri insieme ad un tal Mario o Marco, un panzone con la barba e una moglie divorziata con due figli a carico che gli costano duemilioni e mezzo di lire mensili (pari a oltre 1291 euri), ma che nonostante ciò passa la sua giornata a raccontrati tra le bestemmie di come se sfonna la sua attuale fiamma, tal Patrizia o roba del genere molto raffinata e altrettanto porca, mentre tu apprendista infissarolo, fingendo noncuranza, annoti mentalmente, con doviziosa premura, ogni più piccolo dettaglio di quel turpiloquio sessuale ininterrotto di cui farai tesoro per l'immediato avvenire.
Se proprio hai più culo che anima potrebbe anche capitarti che l'ultimo tuo giorno di lavoro prima di partire per le vacanze estive, quel tal Mario o Marco, sì insomma il panzone barbuto, ti coivolga in uno dei suoi loschi traffici, obbligandoti ad andare con lui il sabato per montare lo zoccolino del palazzo dell'IBM al Torrino (ricca zona del terziario della Capital city). Ed ecco che tu allora cercherai di propinargli tutte le scuse che ti passano per il cervello dalle più banali alle più elaborate, ma il tal Mario o Marco, se ne sbatterà, tenendo in ostaggio la tua paga, fino a quando tu non ti presenterai al fottuto palazzo dell'IBM al Torrino per montare il fottuto zoccoletto, 25 starfotutti chilometri di zoccoletto!!!
Bando alle ciancie la vicenda si fa più complessa del previsto, interrompo qui la descrizione per riprenderla nel post successivo. Restate sintonizzati!