comunicare, nani, ballerine e pornostar
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Anche se defraudato della propria essenza il Progetto resta, e la Ghiaia continua ad ammassarsi, producendo quel suono acciottolante che tanto piace.

Nome: Caccatus dei naturoni - Il Caccatus è simbolo olistico racchiudente la totalità delle fasi frudiane dello sviluppo della personalità umana
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ma non dite che non vi avevamo avvertiti
Sono nato in un quartiere della periferia nella Capital City costruito nella prima metà degli anni Settanta e come qualunque cosa concepita in quel periodo storico anche il mio quartiere era intriso di ideologia: palazzi di otto piani con degli enormi porticati al piano terra. Chilometri di porticati che nell'ideologia del progettista sarebbero diventati moderne agorà in cui casalinghe e fanciulli si sarebbero ritrovati a chiacchierare attorno ad aiuole in cemento armato che avrebbero dovuto prendere luce attraverso il "chiusino" dei bagni, da raggi che brillavano otto piani più su. Inutile dire come, poi, nel favolosi anni Ottanta questi enormi porticati divennero di fatto il luogo di ritrovo di sbandati e tossici di ogni genere, nonché il parcogiochi di tanti giovani teenager come in sottoscritto, che ammiravano estasiati le opere artistico letterarie che sbandati e tossici (di cui sopra) lasciavano sui muri. Una di queste opere, proprio accanto al mio portone, raffigurava, con tanto di didascalia esplicativa, il "Mago Ornello che con il suo sì scassato si schianta contro un lampione della Salaria", mentre il suo amico, "Paolone il Pistullone", viene dall'urto proiettato in aria, in posa acrobatica. Questa icona mi ha accompagnato per i migliori anni della mia vita, contribuendo a creare ciò che io oggi sono e pensavo che avrebbe resistito imperitura nei secoli. Invece l'altro giorno passando di là ho notato la parete dipinta di fresco di un bel marrone scuro...
Ecceccacchio mo domani mi vado a comprare un secchio di tempera e mi metto a imbiancare le grotte dei paleolitici e vediamo come ci restano quelli lì!!! Eccheccacchio, bastardi insensibili!!!
Dopo il tornado Tangentopoli e la disfatta della vecchia avanguardia politica del Pentapartito diversi personaggi decisero che era giunto il momento di caricare sulle proprie spalle l'onere ed il fardello della res publica, per difendere i privilegi acquisiti e continuare ad alimentare il proprio patrimonio e, se possibile, ad aumentarlo. Molti di questi erano delle vere e proprie parodie dell'Homo novus, avanzi di orchestrine jazz che avevano fatto i soldi nell'epoca del boom eceonomico e che avevano visto lievitare i propri affari grazie a mai ben chiarite connivenze con la classe dirigente politica. Molti di questi sono ormai personaggi dimenticati, caduti in digrazia buoni solo a fare la gioia di qualche blogger in cerca del plauso della rete, ma lui no. Anche se non venne eletto a nessuna delle due tornate elettorali a cui si presentò, Nonno Ugo rimane ancora oggi nel cuore di molti suoi concittadini e il manifesto elettorale in cui viene ritratto insieme a Deborha con la sua idimenticabile tutina-pigiamino celeste, su sfondo rosa, troneggia ancora dalle parti della via Salaria, forse un po' sbiadito, ma emblematico vessillo dello splendore che un giorno fu la città del Mobile Rossetti. Che dire se non: "Nonno Ugo è il nonno più buono del mondo! EVVIVANONNOUGO!"

Cavolo a me sta roba mi ha sbomballato di brutto... Le ultime giornate lavorative le ho passate a scarrellarmi tutti i rimandi di google a "Nonno Ugo Rossetti" e a tutta l'allegra combriccola che faceva parte di quel magnifico carrozzone multicolor che era la Città del Mobile Rossetti... 21.000 link solo su Nonno Ugo, blog, ricordi di vecchi affezionati come il sottoscritto, recensioni, biografie non autorizzate, video, immagini e persino un articolo di giornale del Manifesto, che snocciolano con precisione maniacale notizie e dati, riferimenti biografici e aggiornamenti ultrarecenti... Chi era tizio, cosa fa oggi... Che malinconia... Cosa potrei aggiungere ad una così ben completa disamina dell'argomento? Proprio un bel nulla! Eppure non posso resistere, devo comunicare ciò che so, ciò che sento, devo dare il mio contributo a per quanti, storici, biografi, agiografi ed eventuali evangelisti, vorranno in un futuro ripercorre le tracce lasciate dal grande Nonno Ugo. Il mio non vuole essere un resoconto storico, ma la trscrizione di ciò che quel meraviglioso mondo patinato mi ha lasciato. Orbene! Si cominci!
Moana Pozzi - in rete si legge che il marketing di Nonno Ugo all'inizio era indirizzato agli adulti, con il coinvolgimento di belle e smaliziate fanciulle tipo la allora sconosciuta Moana, e solo dopo si indirizzò al puerile pubblico. Tuttavia ricordo distintamente che la canzoncina che Moana intonava seminuda mentre si strusciava addosso ad infoiati padri di famiglia la cantavamo con il Totaro quando era già iniziata l'epoca degli scherzi telefonici, e quindi eravamo almeno in quinta elementare, mentre la saga della Città del Mobile era iniziata almeno cinque anni prima. Il testo della canzone di Moana, che veniva presentata dallo stesso Nonno Ugo come la "donna più bella del mondo" era il seguente: "Le cosce e il mio sedere io vi farò vedere e uomini e ragazzi di me saranno pazzi!", io e il Totaro la utilizzavamo come sigla di apertura dei nostri scherzi, che subito dopo prosguivano con un testo in cui, con le debiti varianti, ci fingevamo Moana Pozzi e invitavamo l'interlocutore a CIUCCICCHIARE alla Città del Mobile, al chilometro diciannoveesseicento della via Salaria.
Deborha - anche in questo senso Nonno Ugo bruciò tutte le tappe e propose a noi bambini di tutte le età un nonèlarai ante litteram che ruotava interamente attorno alla figura di Deborha Rossetti, "la bambina più bella del mondo" nonchè nipote di Nonno Ugo. Scoperto lo straordianrio talento di Deborha ed anche il riscontro che otteneva, probabilmente più tra i laidi pedofili della Roma bene, che tra i ragazzini, le televendite della Città del Mobile per un certo periodo divennero un vero inno alla bimba, c'era la pubblicità videoclip in cui Deborha giocava con alcuni barattoli di vernice imbrattando se stessa e la stanza al ritmo di una canzone dei righeria... o dei Ricchi e Poveri mixata con la sua voce che ripeteva all'infinito: "sì sì sì Giallo! Sì sì sì rosso..." e così via e finiva con l'immancabile "EVVIVANONNOUGO!", poi c'era il musical che sulle note della flokroristica: "La domenica andano alla messa" metteva in scena un dramma verista sulle difficoltà di due giovani innamorati nelle campagne laziali di fine ottocento. In fine c'erano le feste domenicali alla Città del Mobile in cui Deborh veniva esposta come trofeo ambito ad osannare e venerare insieme a Pierino e al Pagliaccio Tata.
Uff che fatica... e non sono nemmeno a metà... domani continuo... scusate se è noioso, ma sento il bisogno di farlo
Nei favolosi anni Ottanta a noi ragazzini non erano lasciate molte scelte. Certo c'erano i cartoni della RAI, tipo Haidi o Goldrake, oppure c'erano i primi timidi passi del pupazzo UAN coadiuvato da una nobile spalla quale Piolo Bonolis che propinavano saghe femminee, ma avvincenti come Jenny la tennista o Lady Oscar, ma se eri un maschietto nei favolosi anni Ottanta non avevi scampo e ti dovevi assuefare al patinato mondo delle TV private. Qui nella Capital City ve ne erano un folto e nutrito manipolo, capeggiate da Rete Oro e Junior TV le sole a trasmettere i cartoni davvero fighi. Una gran goduria davvero quei pomeriggi passati ad osannare l'uomo tigre che strusciava gli occhi del nemico sulle corde del ring e tentare di replicare il salto della tigre con tua sorella, ma l'assuefazione si sa ha un prezzo ed il prezzo per i giovani maschi capitolini nei favolosi anni ottanta erano le ore durante le quali le TV non trasmettevano cartoni. In particolare la domenica mattina, probabilemnte per un ultimo bagliore di falso pudore democristiano. Bene durante quelle interminabili mattinate eri costretto a sorbirti ore di pubblicità ingannevole e subdola, tra cui troneggiava incontrastato il re di tutti i tamarri laziali: l'impareggiabile Nonno Ugo, un arzillo settantenne propretario dellla Città del Mobile Rossetti al km 19 della via Salaria, il quale adescava bambini e genitori con il miraggio di mirabolanti feste domenicali durante le quali regalava giocattoli a profusione con l'ausilio dell'alcolico Pagliaccio Tata di Ovada e stuzzicava i giovani padri con gli spettacoli di un'ancora semi sconosciuta Moana Pozzi. Il tutto durante lunghissime telepromozioni dall'inconfondibile gusto kitch che tutti noi bambini sotto i dieci anni conoscevamo a memoria...
Poi Nonno Ugo venne arrestato per spaccio di droga, forse venne scagionato, forse no, ma quell'atmosfera magica non si ripetè mai più e noi, ormai privi del bello, dovemmo volgere le nostre attenzioni al Drive-in... ed è per questo che la mia generazione è stata falcidiata dalla droga!
Quanti volessero rivivere l'atmosfera magica di quegli anni, la troveranno qui
AGGIORNAMENTO... QUESTA ERA LA SIGLA! TI ENTRAVA IN TESTA E NON POTEVI FARE A MENO DI CANTARLA E CANTARLA ANCORA... E ORA VOGLIO SAPERE COME FARETE A DIMENTICARLA BWAHAHAHA!!!
Tra le molte difficoltà che si incontrano a crescere in una famiglia numerosa vi è l'attenzione alla spesa. La preoccupazione per il bilancio familiare, infatti, reprime qualunque velleità consumistica dei giovani pargoli, che - come è noto - sono tra i migliori clienti delle multinazionali. Ricordo ancora con dolore lo strazio di non poter avere della nutella vera a tavola ma solo della volgare spalmella, o di non poter giocare con i master originali, ma con vili surrogati, o peggio ancora di doversi lavare i denti con il Pepsodent, l'unico dentifricio che per tutti gli anni Ottanta e Novanta ha continuato ad essere venduto nel tubetto di latta. Avrebbe dovuto sapere di menta, il Pepsodent, e invece aveva un sapore disgustoso. Anche la consistenza della pasta non era quella dei dentifrici che si vedono nelle pubblicità, ma era tutto granuloso, fastidioso, irritante! Non faceva schiuma, il Pepsodent, e la maggior parte delle volte rimaneva compatto e ti cascava dallo spazzolino, costringendoti a missioni di recupero sul bordo del lavandino o, peggio, sulle piastrelle del pavimento. Tanta era la nostra acredine nei confronti del Pepsodent che ogni volta che dovevo lavarmi i denti impugnavo saldamente il tubetto e lo squizzavo con vigore stringendolo nel pugno e rendendolo inservibile per coloro che sarebbero venuti dopo di me.
Unica cosa buona del Pepsodent era che finiva molto in fretta... Poi in realtà scoprimmo che mia sorella era solita spremerlo tutto nella tazza del cesso...
Morale: risparmiare sul dentifricio non è un modo efficiente, nè sostenibile per far quadrare i bilanci familiari!
Quando ero piccolo al mercatino del sabato c'era questa bacarella che riportava su un bel cartello grande con una bella scritta chiara: "Da Achille tutto a mille". Vendeva solamente porcherie, ma porcherie a basso costo.
Sono tornato sabato al mercatino e tra i banchi ho letto un bel cartello grande con una scritta bella chiara che recitava: "Da Ruggero tutto a cinque euro".
Ora a parte la rima pessima e l'inflazione percepita, mi sembra proprio che il banco vendesse solamente porcherie...
E' questo è tutto quello che Progetto Ghiaia ha da dire sulla svalutazione del denaro!